Ed eccoci a proseguire l'affascinante e variegata epopea del mulinello italiano.
Avevamo lasciato la prima parte a guerra ancora in corso, ma già con alcune aziende (ed anche alcuni "inventori") che fremevano sui blocchi di partenza, perché già si era intuito il potenziale del mulinello, ma soprattutto si era intuito che a guerra terminata (ormai era solo e tristemente questione di tempo) molte cose sarebbero cambiate. Ed infatti fu così.
L'Italia diventò una Repubblica, il piano Marshall portò un po' di soldi ed ecco che Il decennio successivo fu quello del "miracolo economico", il cui eco apportò un certo benessere anche nei successivi anni sessanta. Ma andiamo per gradi. |
> PRONTI...VIA
A guerra non ancora finita assistiamo già alla registrazione di alcuni brevetti (ALBATROS, ALCEDO, SIMPLEX) ed, almeno per il momento, resistono ancora le piccole realtà artigianali. Negli anni "50 queste tenderanno gradatamente a sparire perché, assieme al miracolo economico, possiamo ben dire che avverrà anche quello del mulinello.
È incredibile pensare che un paese povero, che aveva dovuto copiare i prodotti esteri per cominciare la sua (ridotta) produzione, si trovi negli anni cinquanta a sfornare veri capolavori che otterranno l'effetto opposto. Ora siamo diventati noi i leader, copiati all'estero e scelti niente meno che dal mercato più prestigioso, quello degli Stati Uniti! E non si tratta di casi sporadici, ma di una scelta praticamente univoca. ALCEDO, ZANGI (e poi COPTES), CARGEM ed OFMER ricevono commissioni dalle ditte più prestigiose al mondo! E ricevono talmente tanti ordini che, in parecchi casi, vedono la loro produzione assorbita per la maggior parte dal solo mercato statunitense. Come sembrano lontani gli albori! E non sono soltanto questi grossi nomi a sfondare ma, seppure in scala ridotta, altri marchi italiani ed anche qualche azienda più "in piccolo" riusciranno ad esportare i loro prodotti in svariati paesi esteri, tant'è vero che ancora poco tempo fa è capitato di scoprire qualche prodotto italiano con nomi di importatori impensabili in paesi a volte altrettanto impensabili.
Un esempio notevole di ciò ci viene dalla NETTUNO. Una ditta che ha fatto della semplicità, della povertà di contenuti tecnici (e conseguentemente dei prezzi contenuti) la sua bandiera, è riuscita ad esportare in quasi in tutto il mondo i suoi prodotti, a volte poco più che giocattoli, con una miriade di nomi e sigle diverse e con chissà quanti importatori (fortunatamente ne conosciamo parecchi, ma non credo ancora tutti).
Anche APM AGAL, NIAGARA e SPEM (quest'ultima meriterebbe uno studio a parte) ed altre realtà "minori" riuscirono nell'impresa "export", ma il dato più significativo è che di questo miracolo, di questo vero e proprio "Big bang", si godrá la spinta per i successivi anni sessanta.
Quello che succederà dopo sarà oggetto della prossima ed ultima parte di questa sorprendente epopea. |