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L' ITALIA ED IL MULINELLO - terza e ultima parte |
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Avevamo lasciato la seconda parte nei "favolosi anni "60. L'aggettivo ben si addice anche ai mulinelli italiani ed al loro successo, che sembrava non dovesse finire mai. Eppure qualche piccolo segnale non era sfuggito ai più attenti, ed anche a qualche colosso (vedere "ALCEDO - viaggio nel tempo"), dove assieme a grandi successi troviamo anche qualche piccola debacle.
Tuttavia gli incidenti di percorso non sembravano (anche per altri marchi) essere il preludio di un tramonto praticamente definitivo. Si sono salvati, probabilmente con mille peripezie, i mulinelli da Big Game e poco altro negli anni "90 e nei primissimi anni del nuovo millennio.
Il motivo credo sia chiaro a tutti; Il progressivo avanzare (diventato presto un'invasione) dei prodotti del Sol Levante, che erano di norma buoni prodotti e costavano meno.
Inutile addentrarci nei perché storici, politici e quant'altro. Solo una curiosità, che forse qualcuno non conosce: il Giappone, che era stato praticamente annichilito dalle due massime potenze mondiali nel giro di pochi giorni, con la sua proverbiale tenacia e caparbietà seppe risollevarsi con una mentalità che si può riassumere nella seguente frase: "Abbiamo perso una guerra col mondo, ma ne vinceremo un' altra". E così è stato. Non ci rimane che "ascoltare il canto del cigno" dei nostri gloriosi marchi che, tuttavia, fu progressivo e piuttosto variegato nel suo svolgersi. Le piccole aziende e gli artigiani erano ormai quasi un ricordo, paradossalmente travolte già a suo tempo dai "colossi" italiani, e le poche rimaste subirono dai produttori del Sol Levante il colpo di grazia. Tra quelle più "in grande" una delle prime ad accusare il colpo (ed ancora una volta paradossalmente) fu la NETTUNO che, sebbene producesse prevalentemente modelli economici, non riusciva a tenere i prezzi dei mulinelli orientali nemmeno con modelli in plastica. Era il 1972 quando la ditta di Nova Milanese, pur continuando l'attività, smise di produrre mulinelli (vedi "Mulinelli da Pesca italiani "volume 4) di Silvano Baraldi. Nello stesso anno la ZANGI passò alla COPTES che, tre anni dopo, rilevò un altro marchio di assoluto spicco, l' ALCEDO. Chissà come sarebbero andate le cose senza questo passaggio... Sarebbe finito tutto subito? Oppure i due Marchi famosi in tutto il mondo sarebbero diventati proprietà straniera conservando solo il nome, come ormai sta succedendo per qualsiasi genere? Sta di fatto che la COPTES "tenne duro" onorevolmente fino al 1982. Un anno prima era finita la bolognese RENOX, mentre l'alta ditta bolognese più nota, la OFMER, cambiò proprietà due volte, nel 1979 nel 1986. Tuttavia i vari modelli (di palese produzione orientale) marcati OFMER, e probabilmente più recenti di queste date, fanno pensare a tentativi di sfruttare il marchio (non sappiamo con esattezza come) fino all'osso. Negli anni "70, forse nella seconda parte, possiamo considerare la fine di NIAGARA e SPEM. Ed infine l'ultima grande azienda a chiudere i battenti fu, nel 1984, la CARGEM. Negli anni "90 abbiamo qualche raro tentativo di produzione italiana (SARFIX, TUBERTINI) e poi per i mulinelli a bobina fissa è il vuoto.. |
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> COSA CI È RIMASTO?
Vorrei rispondere a questa domanda narrando uno scambio di opinioni che ho avuto diversi anni fa con un amico, il quale sbottava: "Maledetti i mulinelli stranieri, se ne trovano mille prima di trovarne uno italiano!" Al che io risposi: "Se non fossero esistiti i mulinelli stranieri, gli italiani non sarebbero ora né ricercati né spesso rari". Per cui, collezionisticamente parlando, l' invasione di mulinelli stranieri è stata invece una benedizione. Mettiamola così ... |
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| Roberto Granata - Agosto 2026 |
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